PEDRO, EMA E BORTO...ALLA SCOPERTA DELL'AMERICA! - BarSportItalia.it

PEDRO, EMA E BORTO...ALLA SCOPERTA DELL'AMERICA!

Pubblicato: Domenica 4 Dicembre 2011 da: Fede

©BarSportItalia.it…perché BarSportItalia è anche questo…

Prendete tre calciatori (…già dire calciatori è una parola grossa…!) che terminato il girone d’andata dei rispettivi campionati partono alla scoperta dell’America…

Di chi si tratta??

Tre personaggio conosciuti nel mondo sportivo e non…partiamo da Luca “Miccia” Pedrotti (centrocampista polemico del Levico), Marco “se mi sfiorano in area io mi butto sempre” Bortoli (attaccante del Mori) ed Emanuele “da grande voglio diventare come Arcari” Mazza (attaccante del Calisio).

A questi tre presunti calciatori, abbiamo chiesto se erano disposti a inviarci un piccolo “diario di bordo” e gentilmente ci hanno accontentati…

Ecco a voi il primo capitolo della loro avventura, buona lettura…

 

Dreaming California

28-29-30 Novembre 2011 Los Angeles

 

Ore 2.20 di lunedi 28 Novembre, partenza per Milano Linate, al volante un irriducibile papà Bortoli con paio di ore di sonno sulle spalle e per qualcuno come Ema neppure una…si parte. Carichi di valigie e aspettative arriviamo in aeroporto alle 04.40, dopo aver sfidato la nebbia padana. In attesa del check-in si passa in edicola. Lunedi mattina un vero italiano non può fare a meno di comprare la Gazzetta dello Sport, specie se viaggia, con il vangelo sotto braccio si procede anche all'acquisto di un dizionario tascabile italiano-inglese e viceversa. Da veri italiani non potevamo presentarci negli States con la padronanza linguistica, siamo bravi ad improvvisare e a gesti, puntiamo solo su questo, e in particolar modo sul “can you repeat please? i don't understand” decisi. Procediamo nell'acquisto di presa americana, settimana enigmistica, cuscino gonfiabile da viaggio e la chicca finale, un libro “io ibra”.

Prima dell'imbarco scorgiamo davanti a noi un volto noto, per chi segue il calcio, Tiziano Crudeli, sfegatato tifoso e telecronista di fede milanista.

Arrivati a Londra alle 09.00 abbiamo il tempo di mangiare qualcosa e andare al gate nel quale abbiamo il check-in America Airlines. Il primo a farsi fregare dagli inglesi è Ema, che per 44 sterline compra un caricatore di energia autonomo per cellulare, salvo poi non capirne il funzionamento. Avesse una volta ogni tanto il cellulare carico certe cose non sarebbero necessarie.

Al check-in AA iniziano i controlli serrati, per valigie e viaggiatori. Iniziano i controlli e di conseguenza i fraintendimenti linguistici, en do parole, le figuracce ”italian style”. Alle domande incalzanti delle signorine, ci si guarda negli occhi perplessi, sperando di cogliere nell'altro sicurezza, speranza spesso delusa all'istante.

Erano veri e propri interrogatori (dove andate, da dove venite, perchè andate a Los Angeles piuttosto che a Miami o New York, che lavoro fate, cosa studiate, quanti soldi avete, quante valigie avete…) ai quali noi nel rispondere facevamo fatica come la faceva Cipollini sul Mortirolo. Le stesse domande venivano ripetute e semplificate al massimo, cercavano in sostanza di farsi capire, invano; disperate dopo qualche minuto ci facevano proseguire.

Saliti sul nostro Boing AA la più piacevole delle sorprese spetta a Marco; la sua vicina di posto era un gran pezzo, e quando dico gran pezzo vuol dire che era proprio GRAN pezzo; talmente grande che il suo tavolino non poteva essere aperto per intero (vedi foto a dx). ©BarSportItalia.it Tutti e tre uno vicino all'altro, con davanti un monitor e relativo joy pad/telecomando/telefono. Per ingannare il tempo subito telecomando  in mano e via di film. Una buona scelta di film, positivo stavamo pensando, ma la fregatura era dietro l'angolo, al momento della scelta della lingua: english, portugal, spanish, japanish. Bene, avevamo puntato sul fatto di guardare un paio di film per far scorrere il tempo ma a quanto pare dovevamo lasciar perdere. Non volevamo darci per vinti, quindi joy pad in mano e via con i giochi;  poker, memory, solitario, tetris, battaglia navale. Luca inizia con il memory e diventa un mago, Marco opta per guardare le immagini di un film, dato che capire era impossibile, Ema vorrebbe giocare a poker ma ennesima beffa il suo joy pad non funziona. Potete immaginare i “porchi” tirati all'AA. Cornuto e mazziato, senza film e senza giochi. Alla frutta si dà alla lettura, impegnativa, IO IBRA, e alle parole crociate. Tra una pagina e l'altra, tra un gioco e l'altro si controllava la rotta del volo sul gps. Terribile, ogni volta la posizione dell'aereo pareva la stessa. Andavamo a mille km orari e sulla cartina cambiava poco. Disperati ogni volta ripiegavamo su una pennichella. Ma ogni qual volta si trovava il punto limite tra la coscienza e il sogno arrivava l'urlo di quel bambino  intento a giocare al pc che siedeva proprio dietro di noi e quindi ciao anche alla pennica. L'ultima carta ce la siamo giocata accendendo il pc portatile, avevamo qualche film in madre lingua. Fallì anche questo tentativo, la batteria ci lasciò ben presto e restammo con un palmo di naso. Tutto giocava contro di noi, anche la donnona vicino a Marco non ci risparmiava con la sua presenza ingombrante, e con il suo russare a bocca aperta. L'unica cosa sulla quale non abbiamo avuto di cui lamentarci è stato il cibo datoci a bordo, la frase più ripetuta specie da Ema e Marco era:”mai mangiato una cosa cosi, pazzesco”; ma questo cambia poco la sostanza. Era il viaggio del sogno e si è trasformato nel viaggio della disperazione, della speranza.

Al momento dell'atterraggio un velo di commozione per avercela fatta si è fatto largo in noi. Arrivati a destinazione contro tutto e tutti, gladiatori.

Ah, piccola nota a margine, smettiamola con il mito della hostess figa, perchè non esiste, la più giovane aveva l'età della Montalcini.

Eravamo cosi provati dal viaggio che eravamo persino felici di affrontare gli ennesimi interrogatori della polizia doganale.

Al primo controllo, con foto e impronte digitali, abbiamo offerto una buona prova, ci siamo ritrovati un attimo dopo felici per l'esordio. Al secondo controllo, il quale si trovava a non meno di dieci metri dal precedente, Luca carico dalla prestazione precedente ha deciso di strafare:

POLIZIOTTO: Hy guy, do you speak english?

LUCA: hy, a little bit…

POLIZIOTTO: how much money have with you?

LUCA: two weeks

POLIZIOTTO: (scuote la testa, poi vede che noi, Ema e Marco, abbiamo già passato il controllo e che stiamo aspettando Luca) you can go, bye…

Ora potete ben capire in che condizioni ci siamo presentati.

 Usciti dall'aeroporto ha preso il via ufficialmente la nostra avventura…

La prima cosa che abbiamo fatto è stata quella di passare a prendere la macchina già prenotata ,era una dodge calibre, una compact. Un applauso alla persuasione di chi ci ha affittato l'auto, alla fine ci ha fatto partire con un Suv…

A Los Angeles avevamo la fortuna di avere l'appoggio di Stefano Bortoli, fratello del più famoso Marco, quindi le prima tre notti siamo stati ospitati a casa sua, a Marina del Ray. La sera stessa appena poggiati i bagagli siamo volati a “the Counter” una catena di ristoro, dove abbiamo consumato il primo pasto Americano. Panino riempito a nostro piacimento e birra. Panino ottimo, la birra, premettiamo di non esser grandi intenditori, con quello che l'abbiamo pagata, 7 dollari, deduciamo fosse più che ottima. La nostra serata si è conclusa poi in un localino a Venice beach, una toccata e fuga dato che il gialloblù Pedrotti dormiva appoggiato al tavolo e più di una volta ha rischiato di cadere dallo sgabello.

Il nostro primo giorno californiano abbiamo deciso di spezzarlo in due momenti; nella mattinata abbiamo noleggiato 3 biciclette e abbiamo fatto una pedalata lungo la ciclabile che costeggia il Pacifico da un lato e Venice beach e Santa Monica dall'altro. Ray Ban indosso, zainetti sulle spalle e via, in mezzo a venditori ambulanti di ogni genere, campi da beach, da basket e piste da skate…

©BarSportItalia.itNel mezzo del percorso non poteva mancare l'azzardo del bomber moriano Bortoli, si spoglia, infila il costume (tra l'altro di dubbio gusto visto il colore…)  si butta in acqua. Va bene, c'erano 23 gradi, abbiamo cercato di fargli capire come potesse esser comunque fredda, ma quando uno è da Mezzana non ci puoi far molto…

Lungo queste strade abbiamo incontrato gente di ogni tipo; chi ti vende certificati medici falsi per acquistare marijuana (negli USA è legale solo per scopi terapeutici), chi chiede elemosina con  poche parole ed una causale originale, ”i love jesus”, chi corre sulla ciclabile con le molle sotto le scarpe, chi si fa delle canne e quasi ne soffoca, chi gira con un pitone sulle spalle, chi in mezzo alle palme apposta un lettino e promuove massaggi, un meltin pot, di tutto e di più. Uno spettacolo davvero, ognuno esprime se stesso e la propria arte come vuole, nessuno lo giudica per questo, tutti si sentono liberi di essere, senza vergogna, tutti si incrociano, si guardano e convivono.

Nel pomeriggio il nostro obiettivo invece è stato la Down Town, la Los Angeles dei palazzi, dei grattacieli, lo Staples Center ovvero il palazzetto dove i Los Angeles Lakers giocano. Purtroppo la contemporanea lotta sindacale tra giocatori e lega nazionale di basket ha causato l'inattività del centro e la sua chiusura al pubblico. Il nostro giro ai piedi dei grattacieli è comunque continuato. In quella zona le attività bancarie e finanziarie occupano i più grandi grattacieli, è una cittadina che vive di giorno, durante l'apertura degli uffici una volta sceso il buio non è raccomandabile. ©BarSportItalia.it

Los Angeles è una città che si espande per 90 km, attraversarla richiede pazienza, non è una cosa rapida giungere da un posto ad un altro. Ci sono le vie principali che corrono anche per decine di km, intersecandosi con altre centinaia di strade. I semafori sono migliaia, e se non becchi l'onda verde sono cazzz.....

Mercoledi 30 invece abbiamo puntato le nostre energie verso i posti simbolo di Los Angeles, Hollywood, il Griffith Park ed il suo Observatory e Beverly Hills.

Dall'osservatorio si gode di una visuale completa della città, da mozzare il fiato e si vede da vicino la famosissima scritta “HOLLYWOOD”.

Insieme a noi all'osservatorio deve esserci stata una combriccola di signore, sulla terza età andante e andata, con le quali un po' imbarazzati ci siamo trovati a pranzo, pareva la mensa di un ospizio. Tra  girelli, bastoni, minestrine a destra e sinistra ci siamo fatti forza e largo, raggiungendo la terrazza dove mangiare sotto un sole primaverile e davanti allo spettacolo di una città ai nostri piedi è stata una bellissima cosa, non si poteva chiedere di più a Dio nella creazione.

Prima che il pasto terminasse abbiamo notato come il tavolo davanti al nostro composto da delle senatrici, vista l'età, ci fissasse, commentando come “abnormal” il fatto che dei ragazzi, si nutrissero di insalata. In effetti il loro pasto era composto da hot dog ma che colpa ne abbiamo se non eravamo in grado di reggere l'ennesimo hamburger?? Siamo riusciti nell'impresa di esser derisi anche da delle vecchiette.

©BarSportItalia.itDopo pranzo la walk of fame è stata la metà. Bortoli vantando grandi doti di orientamento (poche manie di grandezza…) ha deciso di posteggiare a circa 2 miglia dalla zona centrale di Hollywood Bolulevard, e dopo circa venti minuti di insulti rivoltigli per l'errore abbiamo deciso di ritornare al parcheggio e di avvicinarci a destinazione con la macchina. Sta di fatto che in precedenza bastavano due passi di numero e la walk of fame sarebbe iniziata, ma siamo fatti cosi e appena possiamo ci massacriamo a vicenda sovvertendo le gerarchie decisionali.

Mentre Marco, leggeva uno per uno e faceva una foto si e l'altra anche ai nomi nelle stelle sul marciapiede, io (Ema) e Luca ci siamo messi ad entrare in ogni negozio possibile ed immaginabile (di maschere, di jeans, di rigattieri,  parrucche, di militari, di tecnologia) per far impazzire il compagno di viaggio, obbligandolo a seguirci. Siamo riusciti da buoni italiani a trattare l'ultimo modello della PSP, utile per l'odissea nello spazio del ritorno, l'ultima offerta del rivenditore è stata di  150 dollari, abbiamo stoffa, partiva da 225.

Giunti nel pieno centro della via abbiamo incrociato una perpendicolare in cui si apprestavano preparativi per un film e due signorine molto scollate, travestite da poliziotte, con tanto di manette e di davanzale. Ema il più intraprendente con la lingua (in ogni senso e non solo con la lingua) si è subito messo nel mezzo per fare una foto con loro, ricompensandole con qualche dollaro. Poco più avanti L'hard rock cafè ha catturato la nostra attenzione, e non potevamo esimerci dall'entrare. Tutta Hollywood Boulevard è illuminata, con insegne esagerate, tutta Hollywood Boulevard è attraversata da personaggi strani che accusano agli incroci mediante cartelloni le stars della città di essere la causa della fine dell’american dream”, personaggi che assumono l'aria di profeti, mandati nel mondo per salvarlo. Curioso, divertente, particolare, americano. ©BarSportItalia.it

Dopo aver girato su e giù per la walk of fame, ci siamo diretti a Beverly hills; alla Rodeo drive, strada in cui le più grandi firme della moda internazionale hanno un negozio. La via più lussuosa mai vista da noi ragazzi, via che prosegue e si addentra nelle stradine ai bordi delle quali si possono scorgere delle casette non da poco; si sapeva, Bevrly Hills è come ci è sempre stata presentata in televisione, vederla dal vivo però ha un effetto tutto suo.

Calata il buio ci siamo diretti nuovamente verso casa; verso Marina del Ray, per cenare con il fratello di Marco ed alcuni suoi amici, tra cui uno che merita di essere citato, perchè ha catturato le nostre attenzioni. Per motivi di privacy non diciamo il nome, lo chiameremo il MICIONE NAZIONALE. Classica faccia da Pirla come suggerisce il buon Luca, classico provolone italiano convinto di potercela fare con una tipella, ma che in realtà vien schiaffato in tribuna nonostante mille faccine ridicole e mille fusa proprie di un gatto. Il micione ci ha regalato momenti magici.

In una di queste serate in cui siamo stati ospiti, siamo stati portati in un locale del quale non ci sovviene il nome; locale con luci soffuse, un pub molto ampio, con musica e molte persone. Affianco al nostro tavolino abbiamo individuato subito una ragazza molto allegra, insieme a due ragazzi. Nel bel mezzo del locale e della serata lei bacia uno dei due e poi si dirige verso l'altro, che si trova seduto. Lei sembra volerlo scavalcare passandogli proprio sopra, ma in realtà porta le sue gambe attorno al collo del fortunato che potete ben immaginare dove avesse la faccia; lei a quel punto non paga di quella posizione prende la testa di lui e la tira verso se urlando:”yes baby, yes baby fuck” dimenandosi come una matta. Pochi istanti dopo si rivolge al micione nazionale dicendogli che sarà il prossimo, cosi lui non stando nella pelle si prepara togliendo gli occhiali. Lui, crediamo sia ancor li ad attendere. Locale di matti o semplicemente la donna americana è più libera mentalmente e non solo?? Sta di fatto che per di più nello stesso locale abbiamo assistito all'arrivo dei nani, in 3-4 hanno preso d'assalto il locale sotto lo sguardo preoccupato di Luca il quale indispettito ci ha fatto notare come:”per loro hanno fatto anche un i-pod pensa…”

Rapidamente quindi i nostri 2 giorni a Los Angeles sono terminati e ci stiamo preparando per andare verso San Francisco, ansiosi di vedere molte altre cose.

Have a good one….

  








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